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November 30 CANTO VDopo la splendida lettura di ieri sera del buon Benigni, che ha "rinverdito" i miei ricordi scolastici, un omaggio al SOMMO POETA
CANTO V
(MINOSSE, PAOLOeFRANCESCA)
Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia e tanto più dolor, che punge a guaio. Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe ne l'intrata; giudica e manda secondo ch'avvinghia. Dico che quando l'anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa: e quel conoscitor de le peccata vede qual loco d'inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte quantunque gradi vuol che giù sia messa. Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio, dicono e odono, e poi son giù volte. «O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Minòs a me quando mi vide, lasciando l'atto di cotanto offizio, <<guarda com'entri e di cui tu ti fide;
non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!». E 'l duca mio a lui: «Perché pur gride? Non impedir lo suo fatale andare:
vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare». Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto là dove molto pianto mi percuote. Io venni in loco d'ogne luce muto,
che mugghia come fa mar per tempesta, se da contrari venti è combattuto. La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina; voltando e percotendo li molesta. Quando giungon davanti a la ruina,
quivi le strida, il compianto, il lamento; bestemmian quivi la virtù divina. Intesi ch'a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali, che la ragion sommettono al talento. E come li stornei ne portan l'ali
nel freddo tempo, a schiera larga e piena, così quel fiato li spiriti mali di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai, non che di posa, ma di minor pena. E come i gru van cantando lor lai,
faccendo in aere di sé lunga riga, così vid'io venir, traendo guai, ombre portate da la detta briga;
(...) Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate, venite a noi parlar, s'altri nol niega!». Quali colombe dal disio chiamate
con l'ali alzate e ferme al dolce nido vegnon per l'aere, dal voler portate; cotali uscir de la schiera ov'è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno, sì forte fu l'affettüoso grido. «O animal grazïoso e benigno
che visitando vai per l'aere perso noi che tignemmo il mondo di sanguigno, se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace, poi c'hai pietà del nostro mal perverso. Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi, mentre che 'l vento, come fa, ci tace. Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende per aver pace co' seguaci sui. Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona. Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense». Queste parole da lor ci fuor porte. Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso, e tanto il tenni basso, fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?». Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio menò costoro al doloroso passo!». Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri a lagrimar mi fanno tristo e pio. Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette amore che conosceste i dubbiosi disiri?». E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore. Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto, dirò come colui che piange e dice. Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse; soli eravamo e sanza alcun sospetto. Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso; ma solo un punto fu quel che ci vinse. Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante». Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangëa; sì che di pietade io venni men così com'io morisse. E caddi come corpo morto cade.
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